top of page

Transgender Day Of Visibility: Come la storia del movimento LGBT+ ci rende invisibili


Il 31 Marzo del 2009, l'attivista Rachel Crandall istituisce un evento per la visibilità della comunità trans*, il giorno internazionale per la visibilità transgender, TDOV Transgender Day of Visibility. Questo giorno nasce con l'intenzione di celebrare le persone trans* e il loro contributo alla società. Oggi è un giorno in più, in cui contrastiamo l'invisibilizzazione costante che subiamo, anche all'interno della comunità stessa. La nostra invisibilità affonda le sue radici nella storia.

Nel corso dei secoli, la storia è stata scritta da uomini cis bianchi. Inclusa la storia della comunità LGBTQIA+.


In particolare, nel corso della storia recente, la nostra storia viene raccontata prevalentemente attraverso le voci degli uomini gay cis bianchi. Loro è la prospettiva utilizzata, loro sono le lenti attraverso cui guardiamo.


Tant’è che nel 2024 sentiamo ancora parlare di Gay Pride, quasi la marcia più conosciuta del movimento sia appannaggio della singola G nell’acronimo.



Il 24 Aprile 1973 Sylvia Rivera saliva sul palco del Pride di NYC. Un palco che, fra parentesi, non la voleva.  Rivera su quel palco aveva provato a salirci più volte durante la giornata.



I’ve been trying to get up here all day for your gay brothers and your gay sisters in jail that write me every motherfucking week and ask for your help, and you all don’t do a goddamn thing for them.


<< È da tutto il giorno che provo a salire su questo palco, per i vostri fratelli e le vostre sorelle gay in carcere che mi scrivono tutte le cazzo di settimane chiedendo il vostro aiuto e non fate un cazzo per loro>>  


Magari già lo sapete, ma subito dopo i moti di Stonewall del 1969, Marsha P. Johnson una drag queen e attivista nera, fondò il movimento STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries) insieme a Sylvia Rivera, drag queen e donna trans latino americana. Come Marsha P. Johnson, Sylvia Rivera era stata una pioniera di un momento fondamentale nella storia queer contemporanea. 

Eppure, dopo soli 4 anni, Sylvia Rivera provava a salire sul palco del Pride di NYC travolta dai fischi di quella stessa comunità per cui aveva combattuto, ma che l’aveva già dimenticata e adesso, la respingeva.


Perché Sylvia Rivera non poteva stare su quel palco? Perché la sua lotta è stata dimenticata? 


Forse proprio perché era una donna trans latino americana e la lotta era già in mano ad una fetta di comunità bianca, classista e privilegiata che voleva conquistare i propri diritti uniformandosi ad una società etero cis normata.

Non è un caso che quando si parla di storia del movimento LGBTQIA+, i nomi che vengono citati di più, sono quelli degli uomini bianchi, gay e cis. Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa


Capita ancora oggi, soprattutto nel nostro paese che nei media le voci e i volti a cui viene dato spazio siano prevalentemente di uomini cis bianchi. 

Lo stesso discorso vale anche per le persone della comunità LGBTQIA+ che “ce l’hanno fatta” e che sono riuscite a ritagliarsi un ruolo nella società: nella maggior parte dei casi si tratta sempre di uomini cis bianchi. 

La prospettiva transfemminista, lesbica, decoloniale, queer, storicamente è sempre stata quella  voce che “può raccontare un pezzo della storia ma non tutta”, perché troppo radicale, per poter essere digeribile dalla controparte sociale, vista come la “maggioranza”.

Siamo spesso abituatә a parlare della comunità LGBTQIA+ al singolare anziché al plurale.


Ad oggi abbiamo esempi più famosi come Judith Butler, Paul B. Preciado, Akwaeke Emezi, Audre Lorde, che a malapena riescono a diventare mainstream nelle frange più radicali della narrazione queer, figurarsi fuori dai confini della comunità LGBTQIA+. La loro voce viene resa marginale nel racconto della nostra storia. 

Siamo resә invisibili nella nostra vita quotidiana, negli spazi, nella società e perfino all'interno della comunità LGBTQIA+. Questo è un messaggio che ci viene costantemente ribadito, anche da come la storia del movimento viene raccontata.


Come diceva Sylvia Rivera nel suo discorso del 1973,  ci dimentichiamo delle nostre sorelle, dei nostri fratelli, che non stanno in cattedra o in tv e su cui tutti i giorni si ripercuotono gli effetti del capitalismo e della lotta di classe. Ci dimentichiamo del quarto stato queer, delle persone in carcere, senza tetto, di s3x workers, persone con disabilità, delle persone di prima generazione. 


Oggi, in occasione del Transgender Day of Visibility (TDOV), vogliamo ribadire che esistono diverse realtà e voci adiacenti se non pre- “Stonewall”, se così si può dire, che, tuttora, contribuiscono a diversificare il panorama LGBTQIA+.


Anche se ben camuffato, lo sguardo occidentale patriarcale e bianco nel parlare del movimento queer, è sempre presente.

Un errore comune, infatti, è trascurare le varie forme di sessualità e genere al di fuori del nostro contesto culturale e sociale. Queste voci esistono, ma vengono usate spesso come note a margine del movimento.


Dove sono le voci femminili e non bianche nella narrazione tradizionale ed occidentale del movimento LGBTQIA+?



Ce lo siamo chiesto quando abbiamo letto un libro che fu pubblicato nel 1987. 

“Borderlands/La Frontera: The New Mestiza”  opera di grande successo di Gloria Anzaldùa.


Anzaldùa parla di una nuova consapevolezza acquisita dal fatto di essere una donna lesbica, non bianca, di origini messicane e cresciuta negli Stati Uniti

Riconosce la necessità di lottare per un’emancipazione delle donne che, come lei, sono cresciute ai margini di due differenti culture. Quello di Anzaldùa è uno sguardo intersezionale. New mestiza , rappresenta un nuovo termine di identificazione che accoglie le diversità socio-culturali ed etniche del movimento chicanx. 

La sua opera è illuminante e fondamentale, non solo per il movimento chicanx, ma anche per quello femminista e queer. E’ di una potenza tale che siamo consapevolә che necessita di spazi di approfondimento molto più ampi nonché di penne esperte. 

Nonostante ciò, Gloria Anzaldùa è uno di quei nomi che, nella storia del movimento, viene citato troppo poco.


Il lavoro di Gloria Anzaldùa,  l’attivismo e l’invisibilizzazione di Sylvia Rivera sono punti di partenza per interrogarci su quale sia la narrazione che vogliamo leggere e ascoltare. 

Sicuramente in quanto persone bianche, la nostra è un’analisi che ha moltissimi limiti. Ci interroghiamo costantemente sulla nostra posizione di privilegio e su quanto la cultura occidentale e bianca ci influenzi nella nostra vita quotidiana. 


Per noi è chiaro che rigurgitare tematiche e archetipi già mainstream impedisce lo sviluppo di una storia e di una cultura che non ripeta se stessa come in una cassa di risonanza, ma che porti ad un cambiamento reale ed effettivo della narrazione collettiva.




Articolo di: Clotilde Petrosino, Bartolomeo Goffo, Enea Venegoni

Proof reading: Bartolomeo Goffo


Fonti:

Definizione TDOV: Transgender day of Visibility Trascrizione discorso Sylvia Rivera

Anzaldua, Gloria. “La conciencia de la mestiza/ Towards a New Consciousness.” Borderlands/ La Frontera: The New Mestiza, aunt lute books, San Francisco, 1987, pp 77-91.


Comments


bottom of page